VIAGGI SPORT VACANZE

Viaggi, aerei, alberghi, arte, sport, cicli e motocicli

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Arte Musei Massimo Campigli - Il Novecento antico

Massimo Campigli - Il Novecento antico

Article Index
Massimo Campigli - Il Novecento antico
La mostra
La Fondazione
All Pages

Massimo Campigli, Ritratto di Olga Capogrossi, 1959 o 1960. Manifesto della mostra• Se si dovesse giudicare dalle numerose fotografie che lo ritraggono, sparse tra le opere esposte dal 22 marzo al 29 giugno 2014 nella splendida cornice della Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma), non si potrebbe mai sospettare che Massimo Campigli fosse vittima di un'ossessione, a parte la ben nota ossessione di cui tutti gli artisti sono preda, che è poi quella di essere riconosciuti come tali (di Renato Corpaci, foto di Cristina Risciglione).


Il pittore, da bambino, inseguiva alcune stravaganti fantasie sulle donne. Si crogiolava nell'idea di rinchiudere alcuni esemplari di questi esseri misteriosi in un palazzo dotato di molte stanze, al cui centro ci fosse lui. Che cosa volesse fare di tutta quella grazia muliebre, probabilmente non lo sapeva ancora e non lo avrebbe saputo mai.

Massimo Campigli, La famiglia dell'architetto Ponti, 1934 Massimo Campigli, Cucitrici, 1925
Massimo Campigli, Scalinata di Trinità dei Monti, 1954
Massimo Campigli, Donne al piano, 1947

Del resto, fin da subito, il suo rapporto col genere femminile fu piuttosto confuso. La madre, che lo aveva partorito a diciotto anni al di fuori dal matrimonio, per non imbarazzare la famiglia si faceva passare per sua zia e, per rendere la cosa più realistica, di questo aveva convinto anche il piccolo. Sicché il bimbo venne allevato dalla nonna – che riteneva propria madre – e solo verso i quindici anni venne messo al corrente di come stessero realmente le cose. Nel frattempo la madre vera, che aveva sposato un inglese rappresentante di colori, diede alla luce due bimbe, sorelle/cugine dell'artista. La collezione di donne cresceva e l'improvvisa morte del patrigno lo lasciò califfo al centro di questo piccolo harem.

Fatto sta che, in seguito, Campigli (italianizzazione del nome della madre che nasceva Ihlenfeld) ha inseguito o, al contrario, è stato costantemente braccato da questi fantasmi infantili che riproduceva sulla tela con l'intento di perfezionarli. Ricercava, possiamo ipotizzare, l'ottimale effetto di pacificazione di quelle nevrosi che si portava dietro dall'infanzia.

Passato attraverso lo «sciocchezzaio» del futurismo – la definizione è sua – e attraverso un cubismo alla sua maniera, l'artista rimase folgorato dall'arte etrusca – con l'anno 1928 posto a discrimine della sua arte “prima” e “dopo” – che, insieme all'ellenismo all'arte egizia e ai mosaici romani, rappresentò da lì in poi la cifra enigmatica della sua pittura.

I suoi quadri hanno la qualità opaca degli affreschi. I mosaici sembrano provenire dal pavimento di qualche sontuosa residenza dell'antichità. La tavolozza si concentra sui toni crudi delle terre, arricchita dai blu e verde cobalto e dal giallo-Napoli.

Queste donne contemplano chi le osserva, con degli sguardi attoniti, annoiati, si potrebbe dire distratti. Se si dovesse definire l'occupazione che svolgono mentre vengono ritratte, si sarebbe costretti a dire che “posano” o meglio “sostano” a tempo indeterminato. Oppure conducono tutte insieme attività spensierate: cuciono, cantano, prendono un tè, si provano un gioiello, indossano un paio di guanti, attendono nel sole il ritorno dei mariti marinai. In un caso, svolgono l'attività tipica delle donne gitane: predicono il destino. Spesso sono rappresentate in coppia. Qualche volta il manico di un ombrello ripartisce verticalmente la scena in due aree: una di qua e una di là.

Nell'opera più matura, le donne assumono  forme più schematiche e geometriche, tendendo sempre di più ad assomigliare alle anfore che le accompagnano o a clessidre. Incasellate in file di sedili, quelli del metrò, nella platea e nei palchi di un teatro, o affacciate alle finestre di palazzi islamici. Tagliate in due e posate su un davanzale, appunto, o troncate dalle braccia conserte, o da un tavolino, decapitate da un collier di perle, aspettano tranquille, protette nella loro prigione silenziosa.

 



 

Responsive EU Cookie Notify

Ricerca personalizzata

Siti
Booking.com

«Sulla Punta Della Lingua»
Renato Corpaci | Photo

ItaliaLibriNET
La locuzione di Anassimandro
Appartamento a Cervinia
Meteo Trivigno
B&B Boschi Grandi
Affitti Case vacanze e appartamenti Mondo
Affitti case vacanze e appartamenti nel Mondo. Contatto diretto con il proprietario per vacanze al mare, in montagna, in città o in agriturismo a prezzi economici