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Il castello dei Templari

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Il castello dei Templari
La catastrofe
Convento di Cristo
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Chiostri
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La visita a Tomar al Convento de Cristo, una volta sede dell'Ordine dei Cavalieri Templari in Portogallo, offre numerosi spunti che è difficile trattenersi dal  definire inquietanti. Gran parte della suggestione che ci investe in questi cortili e in queste stanze è data dalla fama che circonda l'ordine cavalleresco e dal mistero che ha avvolto la sua tragica fine. (di Renato Corpaci, foto di Cristina Risciglione)

L'Ordine dei Cavalieri Templari è stato uno dei più antichi ordini cavallereschi. La sua missione si espletava inizialmente  nel pattugliamento delle contrade infestate dai predoni, nel provvedere che i pellegrini in viaggio effettivamente potessero raggiungere la Terra Santa. La sua costituzione si perfezionò intorno al 1120 d.C. a Gerusalemme. I suoi componenti rispondevano alla doppia definizione di monaci-combattenti, la loro sussistenza dipendeva dallo svolgimento di una triplice attività: la belligeranza, la coltivazione di prodotti (finalizzata alla ristorazione e all'ospitalità ai pellegrini) e la conduzione di operazioni finanziarie.

Le esigenze logistiche legate all'attività di pattugliamento indussero ben presto i Cavalieri Templari a sviluppare una complessa rete di dimore e di fortificazioni sulle rotte dei pellegrini, che portarono l'Ordine a convertire le ricchezze portate in dote dai suoi componenti in un vasto impero immobiliare. I pellegrini conferivano all'Ordine somme di denaro, diciamo, in Scozia che l'Ordine restituiva loro in Palestina. In ciò furono antesignani del sistema dei travellers cheque American Express. Questo e i privilegi accordati dal Papa (esonero dal pagamento delle imposte e, anzi, l'autorizzazione a raccogliere decime)  permisero, in poco tempo, di accumulare un'ingente fortuna in denaro contante, oltre che a ottenere un'assoluta indipendenza politica.

Eccellenza militare, logistica e disponibilità economica, misero ben presto l'Ordine in condizioni di assistere i governi nelle attività più impegnative dal punto di vista finanziario, come la costruzione di cattedrali e la conduzione di imprese militari.


 

La ricchezza, la posizione creditizia nei confronti di molti personaggi potenti e l'autonomia politica finirono col creare cupidigia, invidia e malumori che ottennero di compromettere le buone relazioni dell'Ordine e, alla fine, ne determinarono la rovina. L'intraprendente Re di Francia, infatti, Filippo IV, detto il Bello, per liberarsi dei debiti contratti con l'Ordine, ne aggredì i componenti, prima con accuse infamanti di eresia e quindi arrestandoli e mettendoli nelle mani dell'Inquisizione spagnola.

Veggio il novo Pilato sì crudele,
che ciò nol sazia, ma senza decreto
porta nel Tempio le cupide vele.

Incontrando Ugo Capeto, capostipite della dinastia reale di Francia, è proprio alla figura di Filippo il Bello che Dante si riferisce (Divina Commedia, Purgatorio, XX 91-93) in questi versi: il nuovo Pilato, dopo aver abbandonato il Papa Bonifacio VIII in balia dei Colonna, suoi nemici mortali, si rivolse contro i Cavalieri Templari, illegalmente, visto che quest'ordine dipendeva dalla esclusiva giurisdizione del Pontefice.

Perché l'operazione potesse avere successo, era necessario agire con sincronismo e segretezza. Il 13 ottobre 1307, i cavalieri vennero quindi simultaneamente convocati per degli accertamenti fiscali all'esterno di molte sedi templari presenti sul territorio francese  e qui simultaneamente imprigionati. La lunga agonia dell'Ordine, costellata di torture, di roghi e di gratuite atrocità, culminò con l'esecuzione a Parigi di Goffredo de Charnay il 18 marzo 1314.

Nel frattempo, i più fortunati tra i Templari superstiti riuscirono a fuggire chi in Scozia, chi in Spagna, dove l'Ordine di Montesa ne incorporò il patrimonio, e chi in Portogallo dove l'Ordine si trasformò in Ordine de Cristo. Con questo nome operò da lì in poi, finanziando il potenziamento della flotta portoghese che si sarebbe distinta nelle successive esplorazioni e scoperte geografiche promosse da Enrico il Navigatore, Maestro dell'ordine dal 1417 al 1460.

Oltre che in Terra Santa, i Cavalieri Templari avevano partecipato alla riconquista dei territori iberici in mano ai Saraceni, e questo li aveva posti nelle condizioni di ottenere in cambio vasti possedimenti di terreno e acquisire castelli e fortificazioni nella Penisola Iberica.


Il castello di Tomar fu costruito intorno al 1160 dal locale Superiore dei Templari, Gualdim Pais, nell'ambito del sistema di difesa ordito per contrastare l'invasione moresca. Successivamente, verso la fine del secolo, divenne il quartier generale dei Templari in Portogallo. Di conseguenza anche l'Ordine di Cristo, creato nel 1319 appositamente per dare asilo ai templari fuggiaschi e al loro patrimonio, quando i tempi furono maturi (1357), si trasferì al Convento, assumendo immediatamente un ruolo centrale nella determinazione dei destini del Portogallo.

Manuel I, il monarca a cui si deve lo sviluppo dell'originale stile portoghese rinascimentale Manuelino (un incrocio tra gotico e moresco), divenne Maestro dell'Ordine di Cristo nel 1484 e Re del Portogallo nel 1492, l'anno della scoperta dell'America.

Il castello si sviluppa intorno a un corpo centrale, rappresentato da una costruzione fortificata tondeggiante, la Charola, alla quale è stata aggiunta una seconda costruzione di pianta rettangolare, la Casa Capitolare. Questi due edifici, che in realtà si presentano come uno solo, sovrastano un sistema di claustri, cortili e di costruzioni secondarie, aggiunte nel corso dei secoli successivi. Le mura circoscrivono il tutto in una fortificazione che, con discrezione, domina la collina.

Oltrepassate le mura, ci si trova di fronte a una scalinata che potrebbe essere agilmente salita anche da un gruppo di cavalieri. La scala porta a uno spiazzo che si allarga, sviluppandosi in un giardino all'italiana. Ruotando di 180 gradi ci si trova davanti al portone finemente decorato in stile Manuelino, che permette l'accesso alla chiesa. È il primo impatto con l'arte rinascimentale di João de Castilho, l'architetto responsabile di alcuni fra i monumenti più importanti del Portogallo, come la Catedral da Sé a Braga, il Mosterio de los Jerónimos a Lisbona, la Villa portoghese di Mazagán a El Jadida, il  Mosterio de Batalha, il Mosterio de Alcobaça.

Passato il pesante portale, sulla destra si trova un grande arco che da accesso alla Charola.


 

La parola “charola”, in portoghese significa “deambulatorio”, vocabolo che in termini architettonici descrive il corridoio che gira intorno all'abside di una chiesa. Si dice che gli appartenenti all'ordine si distribuissero intorno all'abside per partecipare alle funzioni senza smontare d'arcione.

Eretta nel XII secolo, la Charola, detta anche Rotunda, a pianta esadecagonale, con la sua forma tondeggiante (da cui il nome) si ispira come modello alla Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme oppure alla Cupola della Roccia, detta anche Moschea di Omar, che si credeva costruita in parte sulle rovine del Tempio di Re Salomone.

La cappella centrale, ottagonale, è costituita da pilastri e colonne che sorreggono otto archi. Le colonne sono finemente decorate, i muri ospitano dipinti e affreschi e tutto l'ambiente è arricchito dalle effigi  che dall'alto dei loro piedestalli sorvegliano il passaggio dei visitatori. Queste statue, aggiunte intorno al 1500,  rappresentano i santi e personaggi religiosi legati alla storia dei Templari e dei Cavalieri di Cristo, il cui rango e la devozione ad essi tributata sono messi in risalto dai baldacchini  gotici  che li sovrastano.


 

La Casa Capitolare, la navata voluta da Manuel I, s'innesta nella costruzione originale della Charola in corrispondenza di un arco decorato con una cornice di pietra scolpita e con affreschi. Tra questi ultimi, si nota, al culmine dell'arco gotico, la Croce di colore rosso che, tessuta sulla tunica bianca portata sull'armatura, distingueva i cavalieri del Tempio dagli appartenenti ad altri ordini.

I sedili lignei che ospitano il coro sono una recente sostituzione degli originali sedili intarsiati in stile manuelino che vennero trafugati  o molto più probabilmente bruciati dalle truppe napoleoniche per scaldarsi, durante la loro visita nella regione, quando s'installarono al castello portandovi i loro acquartieramenti.



Il particolare considerato più prezioso, di tutto il castello, è la finestra in pietra (Janela do Capítulo) scolpita da Diogo de Arruda. Affacciata sul chiostro di Santa Barbara, è un esempio finissimo di scultura manuelina denso di particolari decorativi, come cime, nodi, vele e uomini di mare intenti in attività marinare, in gran parte intesi a celebrare la potenza navale del Portogallo.

La finestra del Capitolo è in realtà un lucernario che fornisce luce alla stanza sottostante il coro, usata in precedenza come sacrestia.


Al pari dei suoi predecessori, anche João III (1502-1557) volle lasciare un segno tangibile del proprio passaggio sulla terra con un cotributo al già ricco impianto del Convento. Il monarca pose fine alla tradizione militare dell'Ordine che sotto il suo regno si trasformò in un ordine cistercense secondo la regola di Bernardo da Chiaravalle.

Volle inoltre che fosse costruito un chiostro che permettesse ai frati di passare confortevolmente dal dormitorio alla Charola per le orazioni mattutine durante le tempestose albe invernali.

Iniziato nel 1557 dall'architetto Diogo de Torralva e portato a termine nel 1591 dall'italiano Filippo Terzi, questa incredibile costruzione a due piani (sembra di trovarsi in un disegno di Maurits Cornelis Escher), con scale elicoidali a ciascun angolo, rappresenta un eloquente esempio di manierismo portoghese.

Il Chiostro di Re João III si va ad aggiungere ai chiostri presistenti, tra i quali i due chiostri manuelini, del cimitero e della lavanderia, quest'ultimo a due piani, e a quello di costruzione posteriore, detto di Santa Barbara, dal quale si può ammirare la finestra della Casa Capitolare.

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