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Vassily Kandinsky

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Vassily Kandinsky
Salon de Réception
Monaco
Russia
Bauhaus
Parigi
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• Di passaggio a Milano, colora l'inverno cittadino la più completa e interessante mostra sull'evoluzione dello stile del pittore russo: dagli anni dell'accademia a Monaco di Baviera all'ultimo periodo parigino. Dal 17 dicembre al 27 aprile 2014, Palazzo Reale espone ottanta quadri tra dipinti e opere su carta che illustrano i quattro i periodi dello sviluppo di Vassily Kandinsky (di Renato Corpaci, foto di Cristina Risciglione).

Da sinistra: Angela Lampe, curatrice, Bernard Blistene, direttore del Beaubourg, Filippo Del Corno, assessore alla cultura del Comune di Milano durante la presentazione alla stampaQueste opere sono state selezionate dal fondo Kandinsky, provenienti dalla donazione della vedova, Nina Kandinsky, al Beaubourg, ma anche dal lascito del fondo dello studio di Neuilly, dalla donazione del gallerista Karl Flinker, dalla Società Kandinsky; tutte opere che ora fanno parte della mille circa appartenenti alla collezione del Musée National d'Art Moderne del Centre Pompidou di Parigi. Un'occasione più unica che rara per gli studiosi e per gli appassionati di storia dell'arte di accostarsi o di approfondire la conoscenza di questo prolifico e geniale protagonista dell'arte del XX secolo.

Altri Musei e istituzioni nel mondo possono vantare il possesso di cospicue collezioni di opere del pittore russo: primi fra tutti il Solomon Guggenheim di New York, e la Galleria di Stato di Lembach, Monaco di Baviera. Tuttavia, queste grandi collezioni coprono principalmente dei periodi circoscritti della produzione dell'artista, mentre il Fondo del Centre Pompidou li documenta tutti: dal periodo di Monaco (1896-1914) al ritorno in Russia (1914-1921); dal periodo della Bauhaus (1921-1933) agli anni di Parigi (1933-1944).


La “chicca” della mostra è rappresentata dal'esposizione del Salon de Réception, concepito da Kandinsky per la Juryfreie Kunstausstellung al Glaspalast di Berlino nel 1922: un insieme di pannelli decorativi che richiese la collaborazione degli studenti della Bauhaus, coinvolti a trasportare su grandi tele i disegni che Kandinsky aveva tracciato sulla carta.

Questi pannelli che sono stati nuovamente riprodotti per l'inaugurazione del Centre Pompidou nel 1977 e che dopo di allora non erano mai stati esposti al di fuori della Francia, oggi accolgono i visitatori nell'atrio della mostra milanese.


Claude Monet, “Covone”Partendo dall'atrio, il percorso dell'esposizione è organizzato secondo i macroperiodi che scandiscono l'evoluzione stilistica dell'artista. Il bel saggio di Angela Lampe, nel catalogo della mostra, ci informa sugli esordi pittorici di del giovane Vassily, profondamente colpito dalle decorazioni popolari delle isba del governatorato di Vologda, ispirato dal Lohengrin di Richard Wagner, che gli fece scoprire il potere evocativo della musica, e addirittura «sconvolto» nel 1896 dalla visione del dipinto di Claude Monet intitolato Covone (oggi al Museum of Fine Arts di Boston).

Ada Masoero, storico dell'arte e collaboratrice della mostra

Scriverà: «Fino ad allora avevo conosciuto solo l’arte realistica, e propriamente solo i russi. […] D’improvviso, per la prima volta, vidi un quadro. Il catalogo mi diceva che si trattava di un pagliaio, ma non riuscivo a riconoscerlo. […] Sentii oscuramente che in questo quadro mancava l’oggetto […]. Ciò che però mi riuscì perfettamente chiaro fu la forza incredibile, a me prima ignota, della tavolozza, che andava oltre i limiti dei miei sogni. La pittura divenne per me di una forza e magnificenza fiabesche. Senza che me ne rendessi ben conto era screditato ai miei occhi l’‘oggetto’ come elemento indispensabile del quadro» (Vassily Kandinsky, Sguardo al passato (1901-1913), citazione tratta dal catalogo).

Lo stesso anno si trova studente d'Arte in una Monaco di Baviera, capitale europea del Jugenstil, dove resterà fino allo scoppio della I Guerra mondiale.

Farà a tempo a fondare, sul finire del 1911, insieme a Franz Marc, Il Cavaliere Azzurro, a cui aderirono ben presto anche August Macke, Paul Klee, Heinrich Campendonk, Robert Delaunay.

Terminata l'esperienza monacense, Kandinsky per lungo tempo cercherà di recuperare invano gran parte della sua produzione restata nelle mani della  fidanzata dell'epoca, Gabriele Münter. Questa parte della sua opera è ora visibile, come si diceva, alla Galleria di Stato di Lembach, a Monaco di Baviera.

In questa sezione della mostra, intitolata “Verso l'astrazione”, si possono ammirare, tra le altre, Scena russa, domenica (1903-04), Chanson e Il parco di Saint‐Cloud, viale ombreggiato (1906), Improvvisazione III (1909) e, soprattutto, Quadro con macchia rossa (1914).


Tornato in Russia, Vassily sposa Nina Andreevskaja, partecipa alla Rivoluzione d'Ottobre e si dedica  marginalmente alla pittura.

Lavora solo su carta, producendo un'interessante serie di disegni Senza titolo (1915-1916) e poche opere figurative di piccole dimensioni ma di formidabile impatto, tutte Senza titolo (1917).


Nel 1919 produce Nel grigio, una tela un po' più grande che da l'avvio alla vera e propria stagione astratta di Kandinsky. Il pittore incontrerà le critiche della nuova generazione rivoluzionaria russa che lo accusa di “psicologismo”.

Faticando a riconoscersi in uno stile particolare, l'artista scriverà: «Non vorrei passare per un “simbolista”, per un “romantico”, per un “costruttivista”. Mi accontenterei se l'osservatore, passando da un quadro all'altro, scoprisse ogni volta un contenuto pittorico diverso».


Nel 1921, su invito di Walter Gropius, il russo ritorna in Germania ad alimentare quello straordinario fenomeno conosciuto col nome di Bauhaus. Del 1922 è la citata decorazione per l'atrio della  Juryfreie di Berlino, che dà modo all'artista di realizzare l'emozione provata nelle isba del governatorato di Vologda: una fusione organica di pittura e architettura, una sensazione avvolgente di camminare all'interno di un'opera d'arte.



Dello stesso anno è la cartella che raccoglie dodici opere grafiche (litografie, xilografie e puntasecca) denominate Piccoli mondi.

Opere maggiori, di questo periodo, è possibile ammirare Griglia nera (1922), Su bianco II (1923) e Giallo-Rosso-Blu (1925).


L'ascesa di Hitler al potere, l'insofferenza nazista verso l'astrazione e la chiusura della Bauhaus portano Kandisky nel 1933 a Neuilly-sur Seine, poco distante da Parigi, dove non vivrà abbastanza per vedere la fine della II Guerra mondiale.

Mercato internazionale dell'arte, Parigi negli anni trenta è una città al culmine di un'esperienza artistica che l'ha vista percorsa per anni da personalità del calibro di Picasso, Picabia, Duchamp, Arp, Mondrian, Léger, Man Ray, Ernst, Miró, Masson, Magritte, Tanguy, Giacometti e Dalí, per citarne alcune, molte di queste già nella frequentazione e nell'amicizia dei Kandinsky. Basti osservare il dipinto Azzurro cielo (1940, manifesto della mostra milanese), per comprendere quanto egli sia stato influenzato dall'arte dell'artista catalano.

In questo periodo, Vassily produce le sue ultime opere: Complessità semplice (1939), Una festa privata (1942) e Accordo reciproco (1942), la tela che farà da sfondo all'artista sul letto di morte, nel 1944.


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