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EXPO - Padiglione Zero

Per recarsi a visitare il sito espositivo di Expo, a meno che non abbiate una famiglia numerosa, sappiatelo, l'automobile è il mezzo peggiore. Meglio arrivare in metro (€5,00 andata e ritorno). Se si preferisce l'auto, il parcheggio costa da 12,20 a 14,50 euro a giornata e dal parcheggio bisogna prendere la navetta che porta a Expo (gratis). Il mezzo migliore è ancora lo scooter o la moto, perché un parcheggio in verticale lo si trova ancora (di Renato Corpaci, foto di Cristina Risciglione).


Il posto è immenso. 1,1 milioni di metri quadrati. Cinquantasei padiglioni, 140 paesi coinvolti.

Foto © 2015 Cristina Risciglione - Tutti i diritti riservati
Foto © 2015 Cristina Risciglione - Tutti i diritti riservati Foto © 2015 Cristina Risciglione - Tutti i diritti riservati
Foto © 2015 Cristina Risciglione - Tutti i diritti riservati
Foto © 2015 Cristina Risciglione - Tutti i diritti riservati Foto © 2015 Cristina Risciglione - Tutti i diritti riservati
Foto © 2015 Cristina Risciglione - Tutti i diritti riservati

Se avete optato per la moto, consigliamo di puntare sui padiglioni di Rho-Fiera (fermata della metropolitana). L'ingresso dell'Expo è lì vicino. Infatti ci si può arrivare indifferentemente lungo la galleria del metro oppure percorrendo il ponte coperto che supera i binari del passante ferroviario.

Sappiate che l'Expo si sviluppa lungo due grandi arterie: il Decumano, che l'attraversa da Ovest a Est per un chilometro e mezzo, e il Cardo, che incrocia il Decumano a due terzi della lunghezza e che l'attraversa da Nord a Sud.

Una volta passati controlli di sicurezza di tipo aeroportuali, percorsi gli ultimi metri che vi separano dal Decumano, il primo padiglione che vi si presenta è il Padiglione Zero, che vuole essere un introduzione all'Expo e un riepilogo dei temi trattati in situ.

Nel Padiglione Zero si vuole presentare il tema del cibo da un punto di vista culturale, una cultura stratificata nel tempo che ha dato luogo a un accumulo di conoscenze su come coltivare sempre più efficientemente, come conservare e come processare il cibo. Ecco che nella stanza iniziale ci si trova al cospetto di un enorme archivio composto di cassetti, che copre interamente la parete dal pavimento al soffitto (21 metri) e per tutta la sua larghezza.

Attraverso due grandi archi si accede a una seconda stanza in cui un grande albero svetta a perforare la copertura del tetto. Oltre quella stanza si accede a un successivo ambiente dove sono esposti pregevoli reperti archeologici, suppellettili e attrezzi da cucina che provengono da importanti musei etnologici italiani e che conducono a un'area dove sono radunati in un allestimento suggestivo, attrezzi agricoli più o meno recenti ma comunque antecedenti all'invenzione del motore a scoppio.

Da lì si passa a una stanza che rappresenta una borsa delle materie prime, una grande parete che contiene schermi in cui si alternano quotazioni, grafici, mappe e immagini multicolori.

L'ultima stanza è dedicata allo spreco di derrate alimentari, emblematico di un pianeta in cui c'è chi muore di fame e chi non riesce a consumare tutto il cibo che ha a disposizione, una grande sfida per il futuro.

Nelle parole di Davide Rampello, curatore del Padiglione Zero, (il progetto è di Michele De Lucchi) uno degli obiettivi dell'Expo è di «rammendare il tessuto sociale e il territorio e insieme rifondare un nuovo senso di cultura. Coltivare per rendere la gente colta». Come? Indicando obiettivi comuni in un campo che ha sempre interessato il genere umano: il cibo e l'alimentazione.

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