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Les Saintes-Maries-de-la-Mer

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Les Saintes-Maries-de-la-Mer
Le Tre Marie
Etica e Natura
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La Camargue è una regione affascinante, che possiede una cultura incentrata sulla conservazione del territorio e dei costumi locali, ma aperta alla diversità. Per spiegare come questo abbia potuto perpetuarsi nel corso di una tradizione che prosegue dalle origini dell'Impero Romano ai giorni nostri, cercheremo di raccontare alcuni aspetti particolari che appartengono alla sua bella storia (testo di Renato Corpaci; foto di Cristina Risciglione).

 

Centre ville
Ra, padre del pantheon egizio, identificato con il Sole
Abside
Le bon roi Rene

Oggi, Les Saintes-Maries-de-la-Mer, località balneare della Provenza, nel dipartimento Bouches-du-Rhône, è soggetta a un genere più innocuo di invasioni. Un tempo, però, non sarebbe stato così difficile sbarcare in Camargue, approfittando della sabbia trasportata verso il mare dai bracci di questo delta pescoso, che rende l'approdo estremamente facile e sicuro. Una volta a terra, assalire i villaggi per depredarli e proseguire quindi verso l'interno sarebbe stato cosa da poco. Dedicarsi al saccheggio delle campagne intorno alla vicina Arles, che è la sola comunità urbana di Francia che possa vantare un'estensione territoriale come questa, avrebbe costituito semplicemente la fase successiva.

Il paese è quindi sempre stato vissuto con un occhio orientato alla sicurezza e alla gnosi mistica, se la caratteristica più eclatante della località, proveniente dalla notte dei tempi, è sintetizzata nella descrizione che ci fornisce  il poeta e geografo del IV Secolo Festus Avienus: oppidum priscum Ra, (ovvero, antica-fortezza-dedicata-a-Ra, il dio Sole del pantheon egizio-romano).

Anche a Ra, antico villaggio alla foce del Rodano, quindi, si trovava un tempio fortificato ed è incerto se la chiesa odierna, edificata tra l'XI e il XII secolo, occupi il sito originario, ma è probabile che in questa tradizionale nozione protettiva vada ricercato il motivo che ha consigliato di costruire la chiesa di Les Saintes-Maries-de-la-Mer come una fortezza. Certamente per difendere un culto, forse per aderire a un'antica tradizione, ma neppure si può escludere che ciò sia avvenuto per continuare a fornire un riparo da pirati e assalitori vari alle popolazioni locali. È accertato che nel XII secolo il villaggio abbia assunto il nome di Notre-Dame-de la Mer.

La prima notizia del "ritrovamento" delle reliquie delle Sante Salomè e Jacobé risale al 1448, forse dietro ispirazione di René duca d'Anjou, conte di Provenza e di Forcalquier, re di Napoli, di Gerusalemme e d'Aragona, pari di Francia nonché fondatore dell'Ordre du Croissant (sic), personalità che s'impegnò a fondo per lo sviluppo economico della regione.


 

Sotto l'appellativo di “Sante Marie”, la tradizione cattolica designa tre donne: Maria Maddalena, Maria Salomè e Maria madre di Giacomo Minore (Marie-Jacobé o Maria di Cleofa). Insieme, queste tre donne assistettero alla morte di Cristo di cui furono anche le prime ad accorgersi della scomparsa dal sepolcro, incaricandosi di diffonderne la notizia.

Tre divinità galliche. Musée de la civlisation celtique, Bibracte, France Matronae Aufaniane (dettaglio) dal tempio Gallo-Romano sito a Görresburg, Nettersheim (Rheinisches Landesmuseum Bonn)
Sucellus, dio celtico, Musee National d'Archeology, Parigi
Le Marie in barca
Sainte Sarah, Vergine nera
Eglise-forteresse
Navata

C'è chi ipotizza che il culto delle tre Marie risalga a un culto ancora precedente, dedicato alle matres o matrone, divinità protettrici e simboli di fecondità, rappresentate in gruppi di tre. Esse offrivano all'osservatore frutti contenuti in una cornucopia o versavano, disperdendole propiziamente,  bevande contenute in grandi coppe. A volte una delle tre veniva rappresentata con un bimbo in grembo, in atteggiamento di allattarlo.

Possibile quindi che le tre matrone siano, col tempo, divenute le tre Marie di cui sopra e quando la tradizione ha voluto che Maria Maddalena raggiungesse una grotta in Provenza – Sainte-Baume, dove si sarebbe trattenuta in meditazione per trent'anni (platealmente un multiplo di 3) – l'immaginario popolare, così abbarbicato alla simbologia ternaria, ha preteso che le due Marie superstiti, Salomè e Jacobé, venissero quindi raggiunte da un nuovo personaggio: Sara, patrona degli zingari gitani.

Incidentalmente, Sainte-Baume, dove si trova la grotta di Maria Maddalena, è oggi sede di un ostello religioso sulla via di Santiago de Compostela, (vedi resoconto della nostra esperienza di viaggio) tenuto da frati Domenicani.

A suffragio della tesi che sostiene la trasformazione delle matrone in Marie, qualcuno fa notare che neppure Salomè sarebbe propriamente una “Maria”, nome che le sarebbe stato attribuito esclusivamente per il rispetto della tradizione specifica della “triade” mariana. Il culto delle Marie è ritovabile altresì a Mignière, vicino a Chartres, meta di pellegrinaggio dedicato alle Tre Marie, e a Lugdunum (citta romana su cui sorge l'odierna Lione) dove il culto di Sucellus, rappresentato con il maglio, simbolo di fertilità, s'accompagna a quello di tre matrone, divinità materne, simboli di fecondità.

Né si può escludere che nello stesso culto della dea egizia Iside e dell'imbarcazione di cui la dea si avvale per compiere il viaggio attraverso la notte, la barca di Ra, possa essere riconosciuto il nome originario dell'antico villaggio della Camargue: Ra. Sotto l'influenza cristiana, Ra si trasforma opportunamente in Ratis, ovvero “zattera”!

E qui veniamo alla circostanza che vede le tre Marie, giunte dalla Palestina su di una zattera senza vela né timone, approdare miracolosamente illese sul delta del Rodano, dopo una lunga notte di incertezza... È dibattuto se a bordo ci fosse anche Sara, in qualità di ancella proveniente da Gerusalemme e originaria d'Egitto, o se sia stata lei a soccorrere le donne al loro arrivo.

Nella leggenda gitana, infatti, Sara si trovava accampata, regina tra la sua gente, nel luogo dove sorge attualmente Aigues-Mortes. Seguendo un impulso irrefrenabile, ella si sarebbe precipitata improvvisamente, e senza apparente motivo, verso il mare dove, liberatasi degli indumenti, di questi si servì, a mo' di gomena, per trarre le Sante dall'impaccio. Battezzata immantinente da quelle stesse naufraghe che aveva testè salvato, Sara le avrebbe condotte al tempio pagano verso il quale la sua gente ciclicamente convergeva per incontrarsi con la trascendenza. Furono i primi cristiani a incaricarsi di costruire, sull'impianto del tempio originario, un nuovo oratorio in cui celebrare i propri riti.

C'è tuttavia una piccola incongruenza, seppur trascurabile, per chi può contare su una fede incrollabile: il nome di Sara non si troverebbe citato in alcun documento prima del 1521. Tempi d'Inquisizione e si sa che gli zingari hanno sempre costituito una preda succulenta per gli aguzzini di tutte le religioni e di tutte le epoche. L'ipotesi è quindi che i gitani, che costituivano una comunità piuttosto consistente nella regione, dove perseguivano la loro attività preferita e più lucrosa, l'allevamento dei cavalli, abbiano pensato più prudente camuffare la loro piccola Kali e porla sotto la protezione delle due altre venerabili sante.


In qualsiasi modo siano andate le cose, la chiesa di Les Saintes-Maries-de-la-Mer è un luogo che induce un'intensa suggestione nel visitatore. L'interno è costituito da un unico grande stanzone. L'illuminazione è scarsa, a causa della minuscola dimensione delle finestre. La decorazione è essenziale, fatti salvi i simboli cristiani e certe incrostazioni, in corrispondenza delle rappresentazioni delle titolari del tempio: un altarino che espone le due Marie, Salomè e Jacobé, e la cripta dedicata a Sara dove gli ex-voto, i ceri propiziatori e altre espressioni della devozione popolare si accumulano.

Ex-voto
Toro e padrone

Tutti gli anni, a maggio, i gitani di tutta Europa si danno appuntamento qui per celebrare Sainte Sara, che dalla cripta viene portata in processione, letteralmente, in mare, insieme alle due Marie, per perpetuare il ricordo di un salvataggio che probabilmente non è mai avvenuto, ma nel quale è comunque bello credere.

Nel 1899, il Marchese Folco de Baroncelli-Javon, appartenente ad una famiglia nobile di origine toscana, di tradizione ghibellina, si trasferisce da Avignone in Camargue, nel mas de l'Amarée. Da quel momento s'impegnerà, insieme a un gruppo di appassionati, nell'allevamento della purissima razza bovina tipica della regione, partecipando anche a dettare le norme che regolano la corrida camarguese, un incontro che si svolge nell'arena, escludendo il sacrificio del toro.

Nel luglio 1909 verrà istituita, grazie a lui, anche la Nacioun Gardiano (Nazione Guardiano) con l'obiettivo di mantenere e difendere le tradizioni della Camargue. Nella foto a fianco (di dominio pubblico) l'allevatore Hubert Yonnet con il toro « Simbeu » (che in provenzale significa "simbolo", “emblema”), l'animale che ha dato il nome al mas Simbeu, rifugio del Marchese Baroncelli fino agli ultimi giorni della sua vita.

Come si può facilmente notare, tra i due si era stabilito un discreto feeling.

 

 

 

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