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Les Saintes-Maries-de-la-Mer - Le Tre Marie

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Les Saintes-Maries-de-la-Mer
Le Tre Marie
Etica e Natura
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Sotto l'appellativo di “Sante Marie”, la tradizione cattolica designa tre donne: Maria Maddalena, Maria Salomè e Maria madre di Giacomo Minore (Marie-Jacobé o Maria di Cleofa). Insieme, queste tre donne assistettero alla morte di Cristo di cui furono anche le prime ad accorgersi della scomparsa dal sepolcro, incaricandosi di diffonderne la notizia.

Tre divinità galliche. Musée de la civlisation celtique, Bibracte, France Matronae Aufaniane (dettaglio) dal tempio Gallo-Romano sito a Görresburg, Nettersheim (Rheinisches Landesmuseum Bonn)
Sucellus, dio celtico, Musee National d'Archeology, Parigi
Le Marie in barca
Sainte Sarah, Vergine nera
Eglise-forteresse
Navata

C'è chi ipotizza che il culto delle tre Marie risalga a un culto ancora precedente, dedicato alle matres o matrone, divinità protettrici e simboli di fecondità, rappresentate in gruppi di tre. Esse offrivano all'osservatore frutti contenuti in una cornucopia o versavano, disperdendole propiziamente,  bevande contenute in grandi coppe. A volte una delle tre veniva rappresentata con un bimbo in grembo, in atteggiamento di allattarlo.

Possibile quindi che le tre matrone siano, col tempo, divenute le tre Marie di cui sopra e quando la tradizione ha voluto che Maria Maddalena raggiungesse una grotta in Provenza – Sainte-Baume, dove si sarebbe trattenuta in meditazione per trent'anni (platealmente un multiplo di 3) – l'immaginario popolare, così abbarbicato alla simbologia ternaria, ha preteso che le due Marie superstiti, Salomè e Jacobé, venissero quindi raggiunte da un nuovo personaggio: Sara, patrona degli zingari gitani.

Incidentalmente, Sainte-Baume, dove si trova la grotta di Maria Maddalena, è oggi sede di un ostello religioso sulla via di Santiago de Compostela, (vedi resoconto della nostra esperienza di viaggio) tenuto da frati Domenicani.

A suffragio della tesi che sostiene la trasformazione delle matrone in Marie, qualcuno fa notare che neppure Salomè sarebbe propriamente una “Maria”, nome che le sarebbe stato attribuito esclusivamente per il rispetto della tradizione specifica della “triade” mariana. Il culto delle Marie è ritovabile altresì a Mignière, vicino a Chartres, meta di pellegrinaggio dedicato alle Tre Marie, e a Lugdunum (citta romana su cui sorge l'odierna Lione) dove il culto di Sucellus, rappresentato con il maglio, simbolo di fertilità, s'accompagna a quello di tre matrone, divinità materne, simboli di fecondità.

Né si può escludere che nello stesso culto della dea egizia Iside e dell'imbarcazione di cui la dea si avvale per compiere il viaggio attraverso la notte, la barca di Ra, possa essere riconosciuto il nome originario dell'antico villaggio della Camargue: Ra. Sotto l'influenza cristiana, Ra si trasforma opportunamente in Ratis, ovvero “zattera”!

E qui veniamo alla circostanza che vede le tre Marie, giunte dalla Palestina su di una zattera senza vela né timone, approdare miracolosamente illese sul delta del Rodano, dopo una lunga notte di incertezza... È dibattuto se a bordo ci fosse anche Sara, in qualità di ancella proveniente da Gerusalemme e originaria d'Egitto, o se sia stata lei a soccorrere le donne al loro arrivo.

Nella leggenda gitana, infatti, Sara si trovava accampata, regina tra la sua gente, nel luogo dove sorge attualmente Aigues-Mortes. Seguendo un impulso irrefrenabile, ella si sarebbe precipitata improvvisamente, e senza apparente motivo, verso il mare dove, liberatasi degli indumenti, di questi si servì, a mo' di gomena, per trarre le Sante dall'impaccio. Battezzata immantinente da quelle stesse naufraghe che aveva testè salvato, Sara le avrebbe condotte al tempio pagano verso il quale la sua gente ciclicamente convergeva per incontrarsi con la trascendenza. Furono i primi cristiani a incaricarsi di costruire, sull'impianto del tempio originario, un nuovo oratorio in cui celebrare i propri riti.

C'è tuttavia una piccola incongruenza, seppur trascurabile, per chi può contare su una fede incrollabile: il nome di Sara non si troverebbe citato in alcun documento prima del 1521. Tempi d'Inquisizione e si sa che gli zingari hanno sempre costituito una preda succulenta per gli aguzzini di tutte le religioni e di tutte le epoche. L'ipotesi è quindi che i gitani, che costituivano una comunità piuttosto consistente nella regione, dove perseguivano la loro attività preferita e più lucrosa, l'allevamento dei cavalli, abbiano pensato più prudente camuffare la loro piccola Kali e porla sotto la protezione delle due altre venerabili sante.



 

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