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Tharros

Fino alla scoperta di un muro sommerso, datato intorno al 1200 a.C., si pensava che l'antico insediamento fenicio-punico di Tharros fosse stato fondato dai cartaginesi verso la fine dell'VIII secolo a.C.. Sul luogo sorgeva un precedente insediamento nuragico, particolare confermato dalla presenza di un tophet, un santuario nuragico a cielo aperto, ancora oggi visibile.







L'attuale sito archeologico si stende sul fianco meridionale della collina di Su Muru Mannu, affacciandosi a Sud verso l'istmo che porta al promontorio di Capo San Marco. Inoltre, è protetto a Ovest dalla collina di San Giovanni, sulla cui sommità si erge la Torre spagnola omonima. Da qui si gode di una splendida veduta, sugli scavi, sul promontorio e sul Golfo di Oristano. Il porto si trovava, appunto, proprio a Est, sul lato della penisola che da sul golfo, come è stato documentato dalle esplorazioni subacquee di studiosi ed esperti.

La sua evoluzione urbanistica ha visto la trasformazione dell'insediamento da città punica a città romana, a partire probabilmente dal 237 a.C., quando l'esito della prima guerra punica portò Tharros nella sfera d'influenza di Roma, fuori perciò dalle rotte dei mercanti fenici e cartaginesi.

Il tessuto urbano punico di Tharros ha subito quindi una trasformazione con il potenziamento della zona del porto mediante la costruzione di alcuni edifici monumentali: templi ed edifici termali.

La maggior parte del materiale edilizio di cui erano fatte le costruzioni, fu riutilizzato quando, in seguito al trasferimento della sede vescovile da Tharros a Oristano, nel 1070, per iniziativa del Giudice Orzocco I de Lacon-Zori, anche la capitale del Giudicato d'Arborea seguì la stessa sorte. A testimonianza di questa spoliazione, rimane un detto sardo che cita: “Portant de Tharros sas pedras a carros”, ovvero: “portano da Tharros le pietre a carri” (oggi si direbbe “a camionate”; altrove, in occasione di un fenomeno analogo, mormorarono: Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini). Le grosse pietre che cosituivano le mura della difesa settentrionale sono servite alla costruzione della chiesa di San Giovanni di Sinis; molto materiale finì invece nel cantiere allestito per la costruzione della basilica di Santa Giusta.

Le due colonne che rappresentano il simbolo della città archeologica di Tharros, svettano in un'area in cui abbondano rovine che non è facile attribuire a una precisa origine. Una di esse è sormontata dai resti di un capitello corinzio. La città fu abbandonata nel 900 d.C. a causa delle incursioni dei pirati arabi e la popolazione cercò rifugio a Cabras e negli stagni intorno a Oristano.

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